Recentemente ho ricevuto un messaggio che mi ha commosso profondamente. Era di Laura, una delle clienti che ho accompagnato in un percorso di consapevolezza alimentare ed energetica nei mesi scorsi. Il messaggio diceva semplicemente: “Salvatore, ho passato il 15 agosto senza prendere neanche una pastiglia. Vent’anni fa non avrei mai immaginato che fosse possibile.”
Laura ha 49 anni, è una commercialista di Roma, madre di due figli ormai adulti. Quando ci siamo incontrati per la prima volta a marzo, aveva con sé una borsetta che sembrava una piccola farmacia: gastroprotettori, antiacidi, digestivi, fermenti lattici. “L’estate è il mio incubo,” mi confessò durante la prima consulenza. “Da quando avevo trent’anni, appena inizia il caldo, il mio stomaco impazzisce. Reflusso, bruciori, nausea. Ho passato venti estati a ingoiare farmaci.”
La storia di Laura mi ha colpito perché rappresenta quella di tantissime donne over 40 che ho incontrato nel mio lavoro come Energy Trainer. Donne che hanno imparato a convivere con il disagio, che hanno normalizzato l’idea di dover dipendere dai farmaci per godersi le semplici gioie estive: un pranzo fuori, un aperitivo con le amiche, una vacanza al mare.
Ma Laura aveva una particolarità: ogni anno, puntuale come le rondini, a maggio iniziava quella che lei chiamava “la preparazione all’estate”. Faceva scorte di medicinali, rinunciava preventivamente agli inviti, programmava le vacanze in base alla vicinanza delle farmacie. L’estate, che per tutti rappresenta libertà e spensieratezza, per lei era diventata sinonimo di ansia e controllo.
“Il punto di rottura,” mi raccontò, “è arrivato l’estate scorsa. Ero in Sardegna con mia figlia di 25 anni. Lei voleva provare tutti i ristoranti tipici, fare aperitivi al tramonto, vivere l’isola. Io passavo il tempo a calcolare quando prendere le pastiglie, cosa evitare di mangiare, come gestire i farmaci senza rovinare le vacanze. A un certo punto mia figlia mi ha guardato e mi ha detto: ‘Mamma, ma tu ti diverti mai?’ Ho capito che dovevo fare qualcosa.”
Quando Laura è arrivata da me, la prima cosa che ho notato non erano i suoi sintomi fisici, ma la rassegnazione nei suoi occhi. Vent’anni di sofferenza estiva l’avevano convinta che fosse il suo destino, che il suo corpo fosse “difettoso” e che l’unica soluzione fosse tamponare i sintomi con i farmaci.
Come operatore in alimentazione olistica, so che ogni sintomo è un messaggio del corpo che chiede ascolto. Il reflusso di Laura non era semplicemente una questione di acidità gastrica, ma il modo in cui il suo sistema cercava di comunicarle un disequilibrio più profondo.
Durante i primi incontri, abbiamo esplorato insieme il suo rapporto con l’estate. È emerso che i suoi problemi digestivi erano iniziati in un periodo di grande stress lavorativo, proprio durante un’estate particolarmente intensa. Il suo corpo aveva associato il caldo, il cambio di ritmi, la socialità estiva a un pericolo da cui difendersi.
Il percorso non è stato immediato né semplice. Laura aveva paura di abbandonare i farmaci, erano diventati la sua sicurezza. Abbiamo iniziato lentamente, affiancando all’approccio farmacologico piccoli cambiamenti nella sua alimentazione e nel suo stile di vita.
La prima trasformazione è avvenuta quando le ho insegnato a riconoscere i segnali del suo corpo prima che si trasformassero in sintomi acuti. Laura ha imparato che il suo reflusso peggiorava non solo con certi cibi, ma in specifiche situazioni emotive: quando si sentiva pressata socialmente, quando doveva mangiare fuori dai suoi orari abituali, quando non riusciva a rilassarsi.
Abbiamo lavorato sulla respirazione. Ogni mattina, Laura dedicava dieci minuti a una pratica di respirazione consapevole che l’aiutava a iniziare la giornata centrata e presente. “All’inizio mi sembrava una perdita di tempo,” mi ha confessato, “poi ho notato che le giornate in cui saltavo la respirazione erano quelle in cui stavo peggio.”
A maggio, Laura ha iniziato a ridurre gradualmente i gastroprotettori, sempre in accordo con il suo medico curante. Non è stato semplice: c’erano giorni di sconforto, momenti in cui la paura di stare male la spingeva a voler tornare alle vecchie abitudini. Ma Laura aveva sviluppato una nuova consapevolezza del suo corpo e dei suoi bisogni.
Ha imparato che il suo stomaco stava meglio quando mangiava in un ambiente rilassato, quando masticava lentamente, quando sceglieva cibi freschi e di stagione preparati con amore. Ha scoperto che una passeggiata dopo cena la aiutava più di qualsiasi digestivo, che un bagno tiepido prima di dormire calmava il suo sistema più efficacemente degli antiacidi.
Ma la trasformazione più profonda è stata emotiva. Laura ha smesso di vedere il suo corpo come un nemico da controllare e ha iniziato a percepirlo come un alleato da ascoltare. “Ho capito,” mi ha scritto in una delle nostre chat, “che il mio stomaco non mi stava tradendo. Stava cercando di dirmi qualcosa che io non volevo sentire.”
A luglio, Laura è partita per la Grecia con sua figlia, senza farmaci in valigia per la prima volta da vent’anni. “Avevo paura,” mi ha raccontato al ritorno, “ma era una paura diversa, era eccitazione. Per la prima volta sentivo di avere gli strumenti per gestire quello che poteva succedere.”
Le foto che mi ha mandato dalla Grecia la ritraevano sorridente ai tavoli delle taverne, con piatti di pesce fresco e verdure mediterranee. “Ho mangiato di tutto,” mi ha scritto, “ma l’ho fatto con consapevolezza, ascoltando i segnali del mio corpo, rispettando i miei ritmi. È stata la prima vacanza in cui mi sono sentita libera.”
Il messaggio di ieri rappresenta per me molto più di un successo professionale. Rappresenta la prova che è possibile cambiare il nostro rapporto con il corpo e con la sofferenza, anche dopo vent’anni.
Laura non ha semplicemente smesso di prendere farmaci. Ha ritrovato la fiducia nel suo corpo, ha riconquistato la libertà di vivere l’estate senza paura, ha riscoperto il piacere di condividere momenti di convivialità senza ansia.
Quello che ho imparato da Laura è che spesso non sono i sintomi il vero problema, ma la paura dei sintomi. Quando impariamo ad ascoltare il nostro corpo con amore invece che con terrore, quando sviluppiamo fiducia nella nostra capacità di autoregolazione, allora la guarigione diventa possibile.
Laura oggi vive la sua prima estate da donna libera. Libera dai farmaci, libera dalla paura, libera di godersi ogni tramonto senza calcoli e preoccupazioni.
La sua storia mi ricorda ogni giorno perché ho scelto questa attività: per vedere negli occhi delle persone quella luce che si accende quando si rendono conto che il benessere è possibile, che non siamo condannati a convivere con la sofferenza.
Anche tu vorresti un’estate senza Maalox? Condividi nei commenti la tua storia: da quanto tempo convivi con questi problemi? Laura ha dimostrato che il cambiamento è possibile a qualsiasi età.
